Cos'è il coaching?

Se la tua valigia è appesantita da inutili fardelli, non potrai mai correre come vorresti.
Pierluigi Ciarapica

Il coaching si è affermato negli Stati Uniti alla fine degli anni '80 ed è nato dal mondo dello sport per indicare l'attività svolta dall'allenatore di una squadra o di un singolo atleta per contribuire efficacemente al raggiungimento dei loro traguardi. Nell'ambito di questa attività il compito e il contributo dell'allenatore è quello di osservare attentamente le difficoltà degli atleti per poi guidarli a superare non solo gli evidenti ostacoli esterni, ma soprattutto gli insidiosi ostacoli interni.
L'esperto tennista e istruttore Timothy Gallwey ha affrontato, per la prima volta, in un libro intitolato The Inner Game of Tennis le tematiche inerenti al coaching. Con la parola "Inner" Gallwey stava a indicare lo stato interiore del giocatore, riconoscendo che "il rivale che si ha dentro la propria testa è più spaventoso di quello che si trova dall'altra parte della rete".
Negli ultimi anni il coaching dall'ambito sportivo si è diffuso in gran parte del mondo trasformandosi in una vera e propria professione, trovando sempre più applicazione sia in ambito personale che in quello professionale e sociale.
Occorre fare una precisazione molto importante per non cadere in errore o fare confusione: il coaching non è una terapia né tanto meno una soluzione a disagi esistenziali di origine psichica. Il coaching, infatti, non si rivolge al passato cercando di risolvere qualche problema di origine psicologica, ma si occupa di persone "sane" rivolgendosi soprattutto al futuro, affinché ognuno raggiunga le condizioni ottimali per migliorare la qualità della propria vita.
Per questo il fulcro dell'attività del coaching consiste nel liberare il potenziale delle persone al fine di ottimizzare e massimizzare le prestazioni da loro desiderate.

 

Pierluigi Ciarapica